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11 giugno 1933. I “pulcini” conquistano Vienna

di Giorgio Bicocchi

1933 11 giugno Pulcini a Vienna 6wtmGiubilo, Giovanardi, Palombini, Di Santo, Corbelli, Palma, Mancini, A.Longhi II, Vettraino, O.Longhi II, Capponi. Sono i nomi degli undici “pulcini” biancocelesti che l’11 giugno di ottant’anni fa disputarono al Prater di Vienna – fino ad allora tempio inespugnato per il calcio italiano – due tempi da venti minuti contro i ragazzi del Wacker, prima dell’inizio dell’incontro Austria-Belgio, riservato alle squadre Nazionali.

Capponi, nel 2009, è stato l’ultimo ad andarsene ma nessun oblio è calato sulla storia dei “pulcini” biancocelesti, unica formazione composta da under 14 sotto il metro e cinquanta invitata, allora, dal leggendario commissario tecnico della Nazionale austriaca, Meisl, a cimentarsi con gli omologhi viennesi. Non è una storia qualunque, questa: testimonia come gli ideali professati da Bigiarelli e dagli otto fondatori fossero già stati, oltre trent’anni dopo la panchina di Piazza della Libertà, dilatati. La squadra, accompagnata alla stazione Termini dal capitano della Lazio Sclavi e da tutti i componenti della rosa, occupo’ due carrozze del treno in partenza l’8 giugno. I “pulcini” vi avrebbero fatto ritorno cinque giorni piu’ tardi, accolti da una folla straboccante. Non c’era ancora la tv, Internet era un miraggio ma le cronache di quel prodigio –impattare sull’erba del Prater sull’uno a uno contro i formidabili giovani austriaci – avevano fatto il giro d’Italia, regalando all’intero mondo biancoceleste, invitato da una federazione calcistica allora molto potente e in uno stadio leggendario, giorni di grandissimo orgoglio e soddisfazione.
Era stato il commissario tecnico Weisl, in una visita alla Rondinella dal connazionale Sturmer (allenatore della Brasilazio e fautore di una leva per under 14, prima chiamati “microbi” e poi “pulcini”) a restare affascinato dal gioco di prima, dai sincronismi e dall’equilibrio di quella formazione, composta da giovani talenti. L’idea di una esibizione al Prater nacque mesi prima, concretizzandosi poi l’11 giugno del 1933. “Oggi i pulcini hanno fatto il loro ingresso nella roccaforte del calcio classico: è stato un vero successo”, recitava cosi’ il titolo del “Littoriale” (ripreso dal libro di Mario Pennacchia “Lazio patria nostra”) il giorno successivo a quell’esordio memorabile, col gol di Capponi bissato dalle parate di Giubilo e dai lampi di classe dei Longhi.
Ci sarà tempo e modo – magari in qualche iniziativa specifica del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento – per rinverdire quelle atmosfere e quei giorni in cui la Lazio piu’ giovane esporto’ con successo, a Vienna, la tradizione dal calcio italiano. Resta, oggi, ad ottant’anni da una storia cosi’ affascinante, l’obbligo, per chi ama la Lazio ed il suo passato, di non far calare un ingiusto oblio su questo bellissimo romanzo di calcio, di vita e di sogni. Undici, piccole magliette biancocelesti con un pulcino d’oro ricamato, all’altezza del cuore, sotto la scritta Lazio, applaudite dal Prater e dagli eredi dell’allora grande calcio austriaco.