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21 gennaio 1998: la Coppa di Guerino

di Giorgio Bicocchi

Gottardi semina Maldini e Costacurta mica due qualsiasi‘Se leggemo er Messaggero… Se leggemo er Messaggero…': cantava e si divertiva la Curva Nord a metà ripresa del derby di ritorno di Coppa Italia, andato in scena il 21 gennaio di sedici anni fa. A quel punto, sull’uno a uno, la qualificazione per la semifinale era già in cassaforte in virtù del deflagrante quattro a uno imposto dalla Lazio ai dirimpettai il pomeriggio dell’Epifania, quindici giorni prima.

Quel coro, goliardico e beffardo come solo può essere il retaggio di un derby capitolino, resta ancora oggi uno degli slogan più divertenti confezionati dalla Curva Nord.
Mentre tutti aspettavano il triplice fischio dell’arbitro Bolognino, un rimpallo sulla trequarti giallorossa consentì a Guerino Gottardi di involarsi solitario verso il portiere Konsel. Basto’ un tocco di punta, sotto la Curva Nord, per regalarci il terzo derby di fila di quell’anno (oltre alla partita di andata, il primo novembre Mancini, Casiraghi e Nedved, pur con una Lazio in dieci, avevano già castigato la Roma zemaniana). Fu l’apoteosi per il jolly svizzero, ingaggiato nel ’93 dalla Lazio cragnottiana fiutando un affare come quello che porto’ in biancoceleste Roberto Di Matteo. E Gottardi, a conti fatti, in dieci anni di Lazio, presente in campo in quasi centocinquanta gare complessive, regalo’ sempre prestazioni generose. Condite pure da cinque reti, quattro delle quali – ironia delle sorte – messe a segno proprio nel corso della stagione 1997-98. Eriksson – scaramantico, pur essendo svedese, come un napoletano di Portici – si accorse di avere tra le mani un prezioso portafortuna. Guerino segno’ nel derby di ritorno di Coppa Italia, all’Empoli, in campionato, ad Auxerre, in un gara di Coppa UEFA, propedeutica alla finale di Parigi. Soprattutto Guerino, classe ’70, nato a Berna, praticamente cambio’ il corso della finale di Coppa Italia dell’aprile successivo. Prima pareggiando, su assist del Mancio, poi propiziando il rigore del sorpasso, ai danni del Milan, autografato da Jugovic.
Il talismano biancoceleste, in campo. E fuori, un ragazzo adorabile, sempre col sorriso stampato sul volto. Si, la coccarda tricolore del ’98 porto’ – se ci pensate – la firma di Gottardi. L’uomo del terzo derby di fila strappato alla Roma in quella stagione che, ancora oggi, con i capelli imbiancati, portiamo tutti nel cuore.