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25 ottobre 2000, la notte di Claudio Lopez

di Giorgio Bicocchi

Piojo 1-wI primi due gol segnati in biancoceleste portarono in dote la seconda Supercoppa della storia: quattro a tre all’Inter, settembre del 2000. Doppietta, stranezze del pallone, realizzata ai danni di Marco Ballotta, baluardo del nostro scudetto, nerazzurro in quella sfida.

Claudio Lopez decise di incidere anche nel primo girone della Champions League: il 25 ottobre del 2000 la Lazio di Eriksson – già purtroppo attardata in campionato – sconfisse per cinque a uno lo Shaktar Donetsk, che non era ancora lo squadrone che avrebbe poi allenato Mircea Lucescu ma un gruppo non da sottovalutare. Indietro nello scontro diretto con l’Arsenal – altra squadra di quel girone – per via della sconfitta patita a Londra e del successivo pari dell’Olimpico (condito dalla polemica per lo scontro verbale tra Mihajlovic e Vieira, con conseguente squalifica del serbo), la Lazio, quella sera di quattordici anni fa, timbro’ con una cinquina l’accesso al secondo girone di Champions, dove poi la nostra squadra – opposta a Real, Leeds e Anderlecht – non avrebbe fatto, a conti fatti, una solenne figura. Cinque gol, tutti segnati nel secondo tempo, di cui ben tre messi a segno dall’argentino.
Fu, contro gli ucraini, la notte del ‘piojo’, la pulce, ovvero Claudio Lopez. L’uomo dallo scatto bruciante e dal sinistro velenoso. Quello che avrebbe dovuto essere il partner ideale di Hernan Crespo. Tutto resto’, purtroppo, a livello di auspicii. Di li’ ad una settimana, infatti, la jella si accanì contro Lopez e, indirettamente, contro la Lazio. Contro il Brescia, infatti, Lopez si infortunò gravemente al ginocchio, praticamente non giocando più in campionato.
Quattro stagioni restò il ‘piojo’ a Formello, passando dall’opulenza cragnottiana alle indicazioni di austerity della Banca di Roma e alla demolizione graduale di quella squadra per sanare il bilancio. Giocò con Eriksson, Zoff, Zaccheroni, Mancini, con il quale, nel 2002-2003, si esibì forse nella migliore stagione in biancoceleste. Troppi infortuni, oggettivamente la sua stella, a Roma, non brillò come a Valencia, da dove Cragnotti, pagando l’intera clausola rescissoria (roba di poco meno di quaranta miliardi) l’aveva ingaggiato.
Si congedò nell’estate del 2004, con la Lazio che aveva appena posto in bacheca un’altra Coppa Italia.
L’ultimo regalo di Lopez, poi ceduto in Messico per liberarsi, principalmente, del suo ingaggio faraonico.