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26 febbraio 1978: nel fango spunta ‘El gringo’

di Giorgio Bicocchi

Giordano e ClericiSergio Clerici (ritratto nella foto allegata con un giovanissimo Giordano) si avviava a compiere trentasette anni, ingaggiato nell’estate del ’77 da Umberto Lenzini su precisa indicazione di Luis Vinicio che, a fronte dell’arrivo del centravanti brasiliano, pretese pure l’arrivo di Boccolini, un altro suo protetto.

Clerici aveva girovagato per lo Stivale, arrivato in Italia addirittura nel ’60, scoperto dal Lecco. A Roma, in quella stagione, copri’ le spalle (o provo’, con l’esperienza, a farlo) a Gjordano e Garlaschelli, titolari indiscussi di quella Lazio così e così. Che l’anno precedente era arrivata, a sorpresa, quinta, guadagnandosi l’accesso alla successiva Coppa UEFA. Il campionato 1977-78, però, sarebbe stato, a conti fatti, una sofferenza. Ventisei punti appena messi assieme in trenta gare, uno in più del Foggia, terz’ultimo e poi retrocesso. Due derbies pareggiati, un cambio tecnico maturato la domenica di Pasqua: via Vinicio, dentro il solito Bob per salvarsi.
In una stagione zeppa di delusioni (pure in Europa, Lens docet…), un paio di acuti. Il tre a zero inflitto alla Juve ad ottobre, Zoff inerme davanti alle prodezze di Giordano. E l’uno a zero del 26 febbraio 1978 contro l’Inter.
Ci sono partite che ti rimangono impresse nella mente, al netto dell’esito dei campionati in cui sono inserite. Ecco quella gara di fine febbraio sembra ancora di rivederla, sia pure a trentasei anni (ahinoi…) di distanza. Soprattutto per la dinamica decisiva del gol-vittoria. Arrivato a pochissimi giri di lancetta dalla fine: dunque, gia’ di per se’ una domenica stramba per la Lazio che raramente, nel corso della sua storia, ha vinto gare al fotofinish.
Ci fu però la sagoma ingrigita di Sergio Clerici, soprannominato ‘El gringo’, nel cuore di quell’azione, vissuta in un pantano perché su Roma e sull’Olimpico pioveva ininterrottamente dal sabato precedente.
Un angolo di Boccolini, una prima parata di Bordon sul tiro di Giordano. La replica di Garlaschelli, forse contrata da Scanziani già oltre la linea fatale. Il dubbio dell’arbitro Gonnella venne eliminato dal terzo tap-in ravvicinato di Clerici, appostato quasi sul gesso.
Fu una di quelle vittorie sofferte, rese ancora più coinvolgenti dal contesto: una Lazio in difficoltà in classifica, il cielo plumbeo, l’acqua a catinelle, la moltitudine di ombrelli aperti, il carisma dell’Inter che allineava gente come Bordon, Oriali, Facchetti, Anastasi. Uno squillo (l’unico di quella stagione senza gloria) firmato da Sergio Clerici, re per un giorno.