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6 novembre 1955, a San Siro lo show di Vivolo

di Giorgio Bicocchi

Vivolo-wL’intero fronte offensivo della Lazio che, esattamente cinquantanove anni fa, ipnotizzò l’Inter a San Siro? Semplicemente fantastico con, nell’ordine, da destra a sinistra, Muccinelli, Selmosson, Bettini, Burini e Vivolo. Eppure, in quel girone di andata del campionato 1955-56 la Lazio ingranò affatto, relegata a metà classifica, senza incidere granchè.

Proprio quello squillo a San Siro (3 a 2 contro l’Inter di Invernizzi, Lorenzi e Skoglund, tra gli altri) costituì infatti il classico lampo nel buio.
Fu nel girone di ritorno che la Lazio – affidata strada facendo al santone inglese Jesse Carver – ingranò una marcia trionfale, vincendo o pareggiando tutte le partite, registrando solo gli stop a Novara e a Firenze (sul terreno di gioco della squadra, peraltro, destinata a vincere quello scudetto). Al termine della stagione la Lazio, rigenerata dalla cura-Carver, si sarebbe classificata al terzo posto, a pari punti con l’Inter, alle spalle di Fiorentina e Milan.
Furono essenzialmente i guizzi di classe e la potenza di Pasquale Vivolo (ritratto in una bella foto del Centro Studi) a guidare la nostra squadra alla vittoria, quel pomeriggio a San Siro. In cinquanta minuti la pratica sembrava chiusa: sbloccò Muccinelli, raddoppiò Vivolo – che di nome faceva Pasquale ma era lombardo purosangue – triplicò Selmosson. Sul 3 a 0 in trasferta Lovati parò un rigore. Valsero solo per le statistiche le due reti siglate dai nerazzurri nell’ultimo scampolo di gioco.
Una vittoria a Milano fa sempre notizia: romantico allora, oggi, riavvolgere le istantanee di quell’impresa. Un’altra particolarità di quella fortunata esibizione? Il fatto che l’Inter, quel giorno, giocasse con una casacca inedita e sgargiante. La Lazio straripò gradualmente, sorretta dagli estri dell’intera sua prima linea: Vivolo incantò, come spesso accadde in quelle stagioni, dal ’53 al ’58, in cui il centravanti vestì la maglia biancoceleste, segnando praticamente un gol ogni quattro partite. Un amore – quello di Vivolo per Roma e la Lazio – che la moglie del giocatore ha recentemente testimoniato in una serie di contatti con il Centro Studi. Venne acquistato per una cifra iperbolica, Vivolo, finendo per zavorrare oltremodo il bilancio della società. Fu per questo motivo che, nel ’58, proprio per monetizzare la sua cessione e rendere il bilancio meno scivoloso, Vivolo venne ceduto, non senza rimpianti da parte di coloro che si erano calcisticamente invaghiti del suo repertorio.
Inter-Lazio 2 a 3, 6 novembre 1955: al termine di quella stagione Bettini avrebbe realizzato dodici centri, Muccinelli e “Raggio di luna” Selmosson dieci a testa, Burini sette. Si, era una Lazio scoppiettante, certo non allergica al gol, quella che – con merito – timbrò il terzo posto conclusivo. Festeggiando successi importanti come quello colto a San Siro.