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Auguri ‘Cholo’, il trombettiere del secondo scudetto

di Giorgio Bicocchi

SimeonewtmUn’ora prima dell’inizio della gara con la Juve – avanti, rispetto a noi, di sei punti in classifica – all’interno della pancia dello Stadio delle Alpi, Diego Pablo Simeone, prima del riscaldamento, prese la parola nello spogliatoio. Inzaghi smise di aggiustarsi il cerchietto sui capelli, Veron disse al massaggiatore di interrompere la seduta, Marchegiani si alzo’ in piedi, Eriksson e Spinosi si appoggiarono al muro dello stanzone.

‘Siamo qui per vincere e per dare tutto in campo. Chi non se la sente può restarsene qui dentro. Torniamo a Roma con i tre punti e prendiamoci questo scudetto’ .
Per una squadra che, quindici giorni prima – dopo il sanguinoso stop di Verona – veleggiava a meno nove dalla Juve battistrada, sembravano, oggettivamente, parole di circostanza. Trasformarono, invece, potenza di un leader innato, quei minuti prima della gara con la Juve, incendiando l’attesa. Non è un caso che, sullo spiovente al bacio di Veron, a metà del secondo tempo, ci fosse lui, il ‘Cholo’, a schiacciare la palla di testa, facendo restare immobile Van der Saar.
Ecco perché Diego Pablo Simeone – in festa oggi per i suoi 44 anni – e’ stato il trombettiere dello scudetto. L’uomo che lo ha propiziato, quasi invocato. Fu lui a trascinare il resto della squadra: dopo il Delle Alpi, nei restanti quaranta gironi di quel campionato irripetibile del Duemila, altri quattro gol, tutti d’un fiato, tutti decisivi.
Da Buenos Aires con furore, centrocampista-guastatore, la propensione al pressing e all’incursione offensiva. Leader in tutto, nella Lazio e nell’Argentina, terzo giocatore, per numero di presenze, della Nazionale. Arrivo’ a Formello in cambio di Vieri: pensavamo di esserci indeboliti, il baratto fu invece la nostra fortuna. Col ‘Cholo’ tutto sembro’ più facile: con lui, dalla Supercoppa di Monaco del ’99, arrivarono i successi più belli e più coinvolgenti. Fino al 2003 visse in una Lazio unica, resa impermeabile dalla sua grinta. Fuori dal campo una vita sregolata: tre figli, di cui uno centravanti, una moglie dalla quale si è separato dopo liti terribili. A Madrid e’ tornato re, uomo-Atletico, in bacheca Coppe e riscatto, tecnico dell’anno. L’auspicio e’ di riaverlo con noi, magari dopo aver coronato un altro suo sogno: allenare l’Argentina. La Lazio, per il ‘Cholo’, sembra ancora un capitolo da scrivere. Ecco perché riaverlo, stavolta in panchina, sembra auspicio legittimo.
Buenos Aires, 28 aprile 1970: buon compleanno, Diego!