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Bredesen&Larsen, i norvegesi della Lazio

di Giorgio Bicocchi

Larsen-wEccoli, i ragazzi venuti dai fiordi. Prima Larsen, classe ’25, poi Bredesen, cinque anni più vecchio del compagno. Biondi, entrambi centrocampisti, tutti e due in possesso – come sbagliarsi? – di una educazione straordinaria. ‘Ho giocato con Bredesen una stagione: quando parlava lo faceva sempre in punta di piedi’, ha raccontato da Anzio Memmo Eufemi, che, in quelle spumeggianti Lazio degli anni Cinquanta metteva più grinta degli altri, aquilotto doc.

Larsen, che di nome faceva Ragnad (nella foto mentre precede Puccinelli), arrivò per primo, nel ’51, restando alla Rondinella – dove la Lazio si allenò fino al ’57 – per due stagioni.
Realizzò quattordici reti complessive, equamente suddivise: un giocatore di classe, quantità e qualità, a cui piaceva dannatamente inserirsi in zona-gol. Prima stagione, Lazio, alla fine del torneo, quarta a pari merito con la Fiorentina. Secondo anno (quello in cui a Roma, arrivò anche Bredesen), sette reti ma Lazio posizionata anonimamente a metà classifica. Date un’occhiata ai compagni di squadra che Larsen, nel biennio biancoceleste, ebbe. Nomi illustri, di gente che ha fatto la nostra storia e non solo: Sentimenti IV, Antonazzi, Furiassi, Malacarne, Sentimenti V, Alzani, Sentimenti III, Fuin, Puccinelli, Sukru che, nel campionato 1951-52 segnò a raffica.
Burini e Bredesen-wPrima Larsen, poi Bredesen: ecco gli unici norvegesi che giocarono nella Lazio. Bredesen (nell’altra foto acclusa, ritratto, a destra, mentre esce dall’Olimpico in compagnia di Burini) che di nome faceva Per e aveva i capelli bianchi come le nuvole spazzate dal maestrale, giocò con Larsen nel ’52-’53, il suo primo campionato nella Lazio. Sarebbe restato a Roma fino al ’55, prima di essere ceduto all’Udinese in cambio di Selmosson. Alcuni dei compagni di Bredesen, anch’egli centrocampista-incursore, mutuando il gergo di oggi, tanto per fotografare l’epoca? Vivolo, Carradori, Bergamo, Guenza, Burini, Eufemi, Parola, Hansen, Lofgren, Magrini, Montanari. Bredesen fece parte, a conti fatti, dell’intelaiatura di quel gruppo che, nel ’58, avrebbe poi vinto la Coppa Italia, il primo trofeo della Lazio.
Negli anni seguenti, dopo aver lasciato Lazio e Udinese, ebbe la soddisfazione di vincere uno scudetto col Milan. A cui, peraltro, alla fine degli anni Novanta, consigliò dalla lontana Norvegia di ingaggiare il connazionale (e difensore) Nielsen, che mica fece sfracelli. Una prodezza di cui – a conti fatti – non andare fieri.