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Buon viaggio, “Mazzolino”

di Giorgio Bicocchi

Ferruccio MazzolaFiglio di Valentino, fratello di Sandro: Ferruccio Mazzola, indossando una maglietta e pantaloncini da calcio, ha trascorso tutta la sua vita agonistica nel tentativo di dimostrare che, lui, erede della famiglia Mazzola, in serie A avrebbe potuto giocare, senza gridare al reato di lesa maestà’. Succede ai ‘figli d’arte, coloro che sono stati preceduti da personalità’ familiari ingombranti e zeppe di carisma.

Carattere scivoloso, mai entrò in sintonia, ad esempio, con Tommaso Maestrelli che nell’estate del ’73 benedisse una sua cessione – poi non perfezionatasi – al Toro in cambio di un giovanissimo Zaccarelli. Classe ’45, da oggi Ferruccio Mazzola non c’è più, vinto da un male crudele, quello che non concede scampo. La sua, alla fine, e’ stata una sorta di agonia: sono stati i suoi vecchi compagni di Lazio, Morrone e Governato, a stare vicino alla sua famiglia, fino all’ultimo.
Arrivò alla Lazio nel ’68, ingaggiato da Lenzini per ritornare prontamente in serie A. E ‘Mazzolino’, in quella stagione da prima della classe, incise maledettamente. Mezz’ala a tutto campo, con licenza di segnare: otto gol quell’anno, lui e Ghio braccia armate della Lazio di Lorenzo. Cinque stagioni complessive in biancoceleste, in mezzo l’esperienza a Firenze. Vinse la Coppa delle Alpi del ’71, duettando con Long John. Non festeggiò lo scudetto: era già stato ceduto al Sant’Angelo Lodigiano.
Negli anni scorsi pubblico’ un libro sul doping, denunciando pratiche illecite – mai provate compiutamente da una indagine della magistratura – praticate, negli anni Sessanta, dall’Inter. Fu questo il motivo della rottura col fratello Sandro, che non gli perdono’ quell’affronto. Ora l’addio alla vita di uno che comunque, con gol e prodezze, getto’ i semi, senza poi raccogliere, della Lazio del primo scudetto. Buon viaggio, ‘Mazzolino’.