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Casiraghi: gol, gomiti e coraggio

di Giorgio Bicocchi

Casiraghi PierluigiLascio’ la Lazio quando, di li’ a poco, ci sarebbe stato da raccogliere scudetti, coppe e altri trofei e questo, oggettivamente, a sedici anni di distanza da quell’addio, e’ un rammarico grande. Alzo’, in un Olimpico in cui non sarebbe sembrato uno spillo, la seconda Coppa Italia della storia nell’aprile del ’98.

L’ultimo suo regalo, prima di andarsene a Londra, ceduto da Cragnotti solo perché sarebbe stato ingiusto che lui – Pierluigi Casiraghi da Monza – avesse fatto panchina dietro a Salas e Vieri, il tandem d’attacco che lo sostituì.
Oggi Casiraghi, classe ’69, compie 45 anni, cinque dei quali, dal ’93 – quando arrivo’ a Formello in un afoso giorno di agosto – al ’98, vissuti con la maglia biancoceleste addosso. Una casacca, uno stile, un ideale che difese sempre con coraggio, tigna, abnegazione. Senza mai tirarsi indietro. Venne allenato da Zoff, Zeman, ancora Superdino, Eriksson. Divise gol ed abbracci con Signori, Boksic, Protti, Mancini, Nedved. Pensi a lui, alla sua sagoma ingobbita, ai duelli rusticani che ingaggiava con stopper arcigni – in Italia e in Europa – e nella mente prendono corpo reti e momenti fiammeggianti. Il poker che inflisse alla Fiorentina, ad esempio, nel secondo anno di Zeman. Quello storico 8 a 2 che è vanto per noi e incubo perenne per i viola. I due gol che segno’ alla Roma, nello 0 a 2 del ’95 e nell’1 a 3 del novembre ’97. Fruttarono due trionfi: anche per questo Casiraghi e’ ancora amatissimo. Le reti che realizzo’ a Peruzzi nel 4 a 0 con il quale la Lazio zemaniana umilio’ la Juve di Lippi.
Quasi centonovanta presenze globali in quella squadra che, gradualmente, mese dopo mese, si avviava a diventare imbattibile e prima al mondo, come spesso ripetuto da Sir Alex Ferguson, mica un visionario.
Gol, gomiti, lotte furiose, prodezze messe a segno in acrobazia. Come i sigilli (quattro complessivi) realizzati nella cavalcata che condusse la Lazio nella finale di Coppa UEFA del ’98. A margine di carattere e grinta esibiti in ogni impegno, un ragazzo perbene fuori dal campo. Mai una polemica, una uscita verbale sopra le righe. Eppure anche nelle Lazio in cui gioco’ concorrenza c’era e pure tanta. Sarebbe bastato poco per sentirsi escluso e reagire.
Emozionante oggi, allora, nel suo giorno di festa, ricordare un ragazzo che alla Lazio diede molto, esportando i nostri colori – da titolare – anche in Nazionale, ai Mondiali del ’94 e agli Europei del ’98.
Auguri Pierluigi, combattente biancoceleste.