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Coppa Italia, le celebrazioni: il Centro Studi sulla tomba di Bigiarelli

1008728 10152915307795246 72699754 oLa Coppa Italia portata da Roma sulla stele – all’interno del cimitero di Ixelles, quartiere di Bruxelles – che ricorda Luigi Bigiarelli. Centinaia di laziali in festa, provenienti dal Belgio e non solo. La Coppa, la sesta della storia biancoceleste, poggiata davanti alla foto che ritrae il fondatore. E, a corredo della romantica manifestazione, una serie di contributi. Letti tutti d’un fiato, con il cuore gonfio d’orgoglio. Di seguito, pubblichiamo quello confezionato dal Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento: una lettera, immaginariamente inviata a Bigiarelli, che tratteggia i bellissimi momenti che ogni sostenitore della Lazio e della Lazialità sta, in queste settimane, vivendo.


“Caro Luigi,

gli influssi di quella nuvola che avevamo immaginato volteggiare sopra l’Olimpico, il pomeriggio del 26 maggio, hanno funzionato davvero. Non perché non fossimo consci della nostra forza in campo ma sai com’è… non era davvero una partita come le altre.

Ci è piaciuto credere ed immaginare, in quei giorni di spasmodica attesa verso la sfida, che su quella nuvola salissero in tanti: tu, Luigi, e gli altri otto fratelli che l’ideale-Lazio, il 9 gennaio del 1900, cominciarono, con forza e determinazione, a trasmettere. E poi tutti gli eroi della Polisportiva che non ci sono piu’: dai campioni olimpici ai custodi degli scudetti del calcio, del nuoto, della pallanuoto che ci hanno già abbandonato. Senza contare, ovviamente, tutti gli atleti che, senza vincere medaglie pregiate o titoli, si sono legati ai nostri colori. Ce lo hai insegnato tu, d’altronde: la Lazialità va amata a prescindere.

1011085 10152915304695246 2007928526 nNon era un impegno agonistico come gli altri, quello della scorsa finale di Coppa Italia. C’era in ballo qualcosa di piu’ e che travalicava i normali canoni di una partita di pallone. Ed è per questo che abbiamo pensato che quella nuvola immaginaria potesse trascinare e orientare il successo dei ragazzi del calcio.

E’ come, caro Luigi, se, con la Lazio del pallone, avesse vinto l’intera Polisportiva che vide la luce, grazie a te e a quel manipolo che volle subito indossare idealmente i colori dell’antica Grecia, su una panchina di Piazza della Libertà. C’era la primogenitura dello sport a Roma da difendere. I nostri valori, la nostra tradizione, il nostro stile, sobrio nelle vittorie, composto e orgoglioso nei rovesci.

Tutto sarebbe stato messo in discussione se quella partita non fosse stata coronata dalla vittoria. Ecco perché non ha vinto solo la Lazio Calcio ma tutte le nostre sezioni. Come se un inno alla Lazialità – in senso lato – abbia ora pervaso tutte le migliaia di praticanti che, nei fine settimana, portiamo sui campi di gara, con un’aquila griffata sul petto. Ci è sembrato doveroso, caro Luigi, venirti a trovare, in questi giorni di festa per un altro alloro messo in bacheca, qui a Ixelles, portandoti in dono il luccichio di una Coppa bella e romantica. Testimonia che la Lazio c’è, prima squadra della Capitale per nobiltà, tradizione e risultati acquisiti. Senza il tuo contributo e la tua scelta di vita, 113 anni fa, non avremmo potuto vivere e ricordare momenti cosi’ gratificanti.

Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento”


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