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Donne biancocelesti. Un romanzo mozzafiato

di Giorgio Bicocchi

L’album è ricchissimo, zeppo di storie che, da sole, varrebbero la stesura di un racconto di successo. Donne biancocelesti, addosso i colori di una Polisportiva nata grande: un elenco lungo, un romanzo senza fine. Con un minimo comun denominatore: le campionesse della Lazio, che hanno sbaragliato la concorrenza, nel mondo, in Europa e dentro i confini, hanno mantenuto tutte lo stesso stile. Profilo basso, sacrificio, sudore, raramente in copertina: il prototipo della lazialità, insomma, che si abbina alla distinzione e all’umiltà.

Anna Gobitta, la storia comincia da qui. Venezia, 1953, campionati del mondo di pattinaggio a rotelle. L’atleta biancoceleste fila via come il vento, cingendosi al collo l’iride nei diecimila metri. Fu il Presidente Ballerini, negli anni Quaranta, quelli in cui il mito della Polisportiva attecchi’ definitivamente forse per via di quegli ideali olimpici sbandierati, a suo tempo, dai pionieri, ad aprire le porte delle sezioni della Lazio alle donne. Da allora, un fiume di successi. Gobitta l’antesignana, la ragazza dalla quale iniziare a raccontare storie forse sepolte dal tempo ma che oggi, in questi giorni di festa e di celebrazione per l’intera famiglia biancoceleste, meritano di essere nuovamente approfondite. Ancora un titolo mondiale, sempre con i pattini sotto i piedi: ecco la sagoma di Francesca Monteverde, regina dei tremila metri in linea su pista.

Antonietta Orsini e le arti marziali: colpi, talento, fisico. Uno spettacolo vederla esibirsi, sciorinare un bagaglio da vera predestinata: nessuna sorpresa che l’atleta biancoceleste abbia vinto due titoli europei, allora. Dal tappeto all’alveo di un fiume: raccontano che Gabriella Bascelli sia una sorta di sopravvissuta. Nata a Johannesburg, venne ferita da colpi d’arma da fuoco e ridotta in coma. Si sveglio’ e da li’ fu come se iniziasse una nuova vita. Alfiere indiscussa del circolo remiero dei Canottieri Lazio: tradizione, lignaggio, storia, fascino. Tutto, in riva al Tevere, poco oltre il Ministero della Marina, si mescola. E’ uno dei distretti di Roma, quello compreso tra i quartieri Prati-Delle Vittorie-Flaminio in cui la lazialità, piu’ che in altri rioni della Capitale, pulsa e si fa forza.La Bascelliè una tesserata dei Canottieri: ha vinto un titolo europeo (in tandem conla Schiavone) tre anni fa. Notizia mica da sottacere perché è stato il primo trionfo di un armo azzurro femminile nella rassegna continentale.

La Lazioaddosso, come seconda pelle. Sulla maglia, il simbolo dell’aquila quasi a sintetizzarne la voglia di volare. Gigliola Borgnis si sentiva forse come un’aquila quando, undici anni fa, vinse il titolo europeo di paracadutismo free-style. Donne biancocelesti, belle, umili, forti, concrete: meriterebbero una casa tutta per loro, che ne ricordasse le vittorie e il coraggio alle generazioni che verranno. Ancora Francesca Monteverde, stavolta in Europa, non solo prima nel mondo, stavolta nei mille metri su pista, i pattini ai piedi. Ragazze laziali prime anche nel softball: qui, oltre a sei scudetti ed una Coppa dei Campioni, c’è pure una attività con la maglia azzurra da esaltare. Eccole, allora, le ragazze biancocelesti che, in un segmento temporale lungo dieci anni, hanno scelto di sbalordire, impreziosendo, oltre che il palmares della Nazionale, pure quello della Lazio: Cirelli, Della Bruna, Nizzoli, Petracchi, Rubano, Palermi. Donne straordinarie, atlete in campo, mamme attente ai bisogni della casa lontano dalla muta di gioco. Daniela Beneck scelse invece il modo piu’ sbrigativo per sentirsi un po’ di mondo in tasca. Non vinse Mondiali, Europei o Giochi Olimpici: stabili’ in casa, a Roma, nel ’65, il record europeo dei 200 stile libero, consacrando una scuola, quella della Lazio Nuoto – che ancora produce campioni e libellule (come ad esempio nei tuffi) – capace, a cavallo degli Anni Cinquanta e Sessanta, di alimentare una sorta di scrigno, zeppo di vittorie, anzi trionfi. Una bacheca luccicante che, un giorno speriamo non tanto lontano, bisognerebbe forzare per raccontare, a chi verrà, la straordinaria capacità di sbalordire di una sezione nel cuore di ogni laziale.