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Evviva Long John, ecco un coro che non morirà mai

di Giorgio Bicocchi

Giorgio ChinagliaAd un anno dalla scomparsa di Giorgio Chinaglia, pubblichiamo uno stralcio della lettera immaginaria con la quale il Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, nell’ambito del prossimo numero della rivista “Lazialità”, ha deciso di ricordare il centravanti piu’ romantico e piu’ amato della storia biancoceleste.

“Un anno è passato, Giorgio. Sapevamo che il diabete ero tuo compagno ingombrante. Che il cuore aveva cominciato a battere qualche colpo a vuoto. Che qualche bicchiere di troppo ti aveva tolto sovente momenti di lucidità. Ma nessuno immaginava una fine cosi’ repentina. Quelle duemila persone che, esattamente un anno fa, si radunarono nella Chiesa del Cristo Re, a viale Mazzini, per un funerale senza bara, avevano la faccia di chi non credeva a quello che era accaduto. Perché per molti di noi, Gio’, eri quello che avrebbe vinto sempre. Sempre e comunque. Segnando su rigore, punizione, al volo, di destro o di sinistro. Eri quello che faceva dannare il San Paolo, San Siro, lo stadio Franchi, la curva sud. Perché hai incarnato la riscossa del laziale, la voglia di emergere, di ribellarsi alle avversità. Cosa sarebbe stata la Lazio, alla fine degli anni Sessanta, senza di te? Eravamo retrocessi, avevamo un bilancio ripulito ma la serie B sembrava un fardello troppo grande. Per questo pensavamo ingenuamente che fossi un eroe che non sarebbe stato attaccato dai rovesci delle malattie. Addirittura sconfiggendoti per sempre”.