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Gigi Polentes. Uno scudiero del ’74

di Giorgio Bicocchi

Polentes 2Otto anni di Lazio, mica lo spazio di una stagione. Culminati con la conquista della Coppa delle Alpi e, soprattutto, del primo scudetto. Se ne andò, nel 2011, venti giorni dopo Bob, Gigi Polentes, l’orgoglio sportivo di Vittorio Veneto, la sua città. Che gli ha dedicato commemorazioni, mostre, cerimonie. Oltre ad avergli intitolato il campo di calcio dell’oratorio di San Giacomo, il suo quartiere.


Dal ’69 al ’77 in biancoceleste, difensore vecchio stampo, uno di quelli che ti alitavano sul collo, mordendo pure sui calzettoni. Scudiero dei ragazzi del ’74; c’erano quelli con riconosciuto carisma, personalità dilaganti come Giorgio, Pino, Gigi Martini, Luciano, Petrelli. E quelli, come il vecchio “Pola”, Frustalupi, Garlaschelli, Moriggi, Inselvini che fungevano da fidatissimi luogotenenti. Gettando, spesso, il cuore oltre l’ostacolo, in nome del gruppo. Senza mai tradirlo.
Davanti a lui, nel ruolo di stopper, negli otto anni di Lazio, due giganti come Oddi, prima, e Manfredonia, poi. Oltre cento gettoni complessivi in biancoceleste, mai una parola fuori luogo, una polemica, un cultore del gruppo e delle sue anime.
Doveroso oggi, nel secondo anniversario della sua scomparsa, dedicargli un segno di attenzione. Perche’ Gigi Polentes – anche dopo aver abbandonato l’attività agonistica – ha sempre portato la Lazio nel cuore, emozionandosi ogniqualvolta i ricordi lo trasportavano a Tor di Quinto, sui sedili del pullman guidato da Recchia o accanto a Long John che, istrione come sempre, gli avrebbe voluto sempre tagliare i suoi mitici baffi scuri.
Sarebbe diventato un eccellente imprenditore di vini, Gigi. Godendosi le due figlie ed i suoi sei nipoti: una classica famiglia italiana. Un vero schiaffo del destino che se ne sia andato a soli sessantasei anni, lui, uno scudiero del ’74, da giocatore. E, poi, nella vita, a Vittorio Veneto, un appassionato tifoso della Lazio.