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Giugno 1944: la Lazio vince il campionato romano

di Giorgio Bicocchi

1944.05.27-28 La Lazio vince il Campionato RomanoValenti, Lombardini, De Pierro, Longhi, Rega, Gualtieri, Koenig, Mancini, Andreolo, Manfre’, Ramella, Risso, D’Orazi, Capponi, Ferrarese, De Andreis. Sono nomi che, ai laziali dell’ultima generazione, diranno forse poco. Eppure, allenati dal mitico Dino Canestri, vinsero un titolo: il campionato romano di guerra, iniziato alla fine del 1943 e terminato quasi all’inizio dell’estate dell’anno successivo.

Quella Lazio non aveva più Monza, Romagnoli, Piola, Puccinelli, Flamini, tra gli altri – tornati a casa per via della guerra, svestita la maglia biancoceleste – composta però mica da carneadi. C’era Koenig, quattro reti segnate nella storia alla Roma, che valsero tre trionfi. C’era
Andreolo, che aveva vinto lo scudetto col Bologna, decidendo poi, in quelle drammatiche stagioni, di giocare con la Lazio. Uruguaiano, venne poi naturalizzato, convocato da Pozzo, diventando campione del mondo nel ’38 a Parigi, assieme a Piola. C’erano due dei mitici ‘pulcini’ di Vienna: Capponi e Mancini, destinato a diventare il cognato di ‘Bomba’ Lombardini. E Ramella, a giudizio di Piola – che gioco’ con lui – uno dei più grandi giocatori della storia della Lazio. Oltre a Gualtieri, un altro fedelissimo, con quasi duecento presenze in biancoceleste. A proposito: Umberto Lombardini segno’ ventuno reti in sedici partite disputate, capocannoniere assoluto.
La Lazio gioco’ diciotto gare: ne vinse quattordici, pareggiandone quattro, segnando sessanta reti complessive. La Roma arrivò seconda – ad un punto – per aver pareggiato una gara in più. Anche allora, sul filo di lana, i dirimpettai erano soliti smarrirsi.
Fu una sorta di campionato cittadino, voluto dal CONI per consentire di proseguire a giocare a pallone. Erano i mesi in cui gli alleati avevano fatto breccia a Cassino, senza però guadagnare oltremodo terreno. L’Italia era spaccata in due: nelle mani degli alleati da Roma in giù, ancora tedesca nella parte centrale e settentrionale della penisola.
Fu così che venne varato questo torneo, utile per tornare a provare a vivere, allontanando per un’ora e mezzo il pensiero della città presidiata dai tedeschi. Si giocò su tre terreni di gioco: la Rondinella, il Motovelodromo Appio e lo Stadio Nazionale. Dieci squadre ai nastri: oltre alla Lazio e alla Roma Alba, Elettronica, Vigili del Fuoco, Mater, Juventus Roma, Tirrenia, Avia e Trastevere.
Eccessivo, ovviamente, il divario tra la Lazio e la Roma e le altre contendenti. Frequenti i punteggi rotondi, le ‘goleade’. Dopo l’ultima (otto a zero ai danni del Trastevere), la Lazio vinse matematicamente il titolo di squadra più forte dell’Urbe. E nove giorni dopo gli americani facevano il loro trionfale ingresso dalla via Appia, liberando la città dai tedeschi.