Dal 2012 il centro di studio e documentazione ufficialmente riconosciuto dalla S.S. Lazio

I settant’anni di “Uccellino” Manservisi

di Giorgio Bicocchi

Manservisi 1wtm“Uccellino” visse il suo giorno di gloria il sabato che annunciava la Pasqua del ’73. Olimpico in cui non sarebbe entrato manco uno spillo, Chinaglia che, segnando su punizione, anche con la complicità del pallone pesante per la pioggia, rompe due dita della mano a Belli (poi ricorso alle cure del San Giacomo), la Lazio che dilania il Milan di Rocco, giocando, forse, il più bel primo tempo dell’era-Maestrelli.

Quel pomeriggio – al termine del quale i biancocelesti acciuffarono il Diavolo in testa alla classifica, vincendo per due a uno una gara scorbutica – “Uccellino” venne dirottato alle calcagna di Gianni Rivera. Una di quelle marcature diabolicamente a uomo, inaridendo il “golden boy”. Che si innervosì, sbraitò, perdendo la proverbiale calma. Realizzò il gol della vana speranza rossonera, Rivera, prima di insultare pesantemente l’arbitro Lo Bello (per via del gol del possibile pareggio annullato a Chiarugi), finendo per essere squalificato per quattro giornate. Negli spogliatoi tutti esaltarono la mossa di Maestrelli che aveva riciclato “Uccellino” come marcatore di Rivera, gettando granelli di sabbia invasiva negli ingranaggi della manovra rossonera.
“Uccellino”, al secolo Pierpaolo Manservisi, bolognese di Castel D’Argile, classe ’44, compie oggi settant’anni, riportando così i vecchi appassionati dell’Aquila a quel giorno quasi di fine aprile. Quando il primo scudetto della storia – a quattro giornate dalla fine – pareva traguardo davvero possibile, da neo-promossi, contro tutti e tutti.
Sicuro, Manservisi snocciola un palmares biancoceleste di tutto rispetto. Ingaggiato dal Napoli, vinse lo scudetto, l’anno successivo, giocando molto meno rispetto alla stagione precedente, pagando di persona l’esplosione contagiosa di Vincenzo D’Amico. Qualche anno prima (giugno del ’71), in Svizzera, aveva alzato al cielo la Coppa delle Alpi: quella dominata dalle prodezze in serie di Long John, assoluto predestinato.
Vinse pure un campionato De Martino, nel ’71 (si, nell’estate della retrocessione la Lazio mise in bacheca due trofei…) e un Campionato Under 23, pochi giorni dopo la festa dello scudetto.
Nell’estate più bella e piu romantica “Uccellino”, a trent’anni, dopo una sessantina di gare complessive giocate tra campionato e Coppa Italia, Manservisi scelse di andare a Mantova.
Il classico tornante di una volta, il centrocampista aggiunto schierato sul fronte offensivo. Manservisi fu essenzialmente questo: un giocatore oscuro ma utilissimo. Che magari difettava nel calciare con potenza in porta – per via di quel fisico non certo da Superman – ma che rendeva sempre ben oltre la sufficienza, venendo in aiuto a molti compagni.
Ha riabbracciato, a quarant’anni di distanza, il mondo-Lazio il 12 maggio scorso, scendendo nuovamente in campo nel suo Olimpico, la stadio che ha amato di piu’. Diede molto alla causa nelle stagioni in cui transitò per Tor di Quinto: ecco perché oggi, sotto la canicola, merita un pensiero riconoscente.