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Il compleanno: Favalli, il primatista

di Giorgio Bicocchi

Favalli 2Dal ’92 al 2004: dodici anni tutti d’un fiato, prendendosi la Lazio a poco a poco. Con garbo, stile, eleganza, senza mai alzare la voce. Capitano, dopo l’addio di Sandro Nesta, sobrio ma autorevole. Beppe Favalli – che proprio oggi compie 42 anni – e’ essenzialmente ‘il primatista’, ovvero il giocatore della Lazio con maggiore presenze.

Un oceano di gettoni, disseminato in dodici anni, mica di sciagure ma di vittorie roboanti. Quattrocentouno gare ufficiali con l’Aquila sul petto. Ingaggiato da Cragnotti e Regalia nell’estate del ’92, nei primi mesi della gestione societaria del Dottore. Portato a Roma assieme a Bonomi e Marcolin. Erano tutti e tre Under 23, relazioni interessanti. Insomma, nemmeno tre scommesse: di tre, oggettivamente, ne è esploso fragorosamente uno solo. Lui, Favalli, bresciano di Orzinuovi, lo stesso paese natale del citti’ Prandelli. E’ stato allenato da Zoff, Zeman, ancora Zoff, Eriksson. Ancora Superdino, Zaccheroni, Mancini. Con il quale vinse l’ultimo trofeo, la Coppa Italia del 2004, la quarta coccarda della storia.
Un inizio timido: fioccavano, all’Olimpico, le contestazioni latenti. Favalli non incideva, diventando solo a sprazzi il re della fascia sinistra. Ma il piede era vellutato, eccome, le incursioni sulla corsia prediletta, gradualmente, sconfissero i mugugni. I suoi affondo divennero assist per Casiraghi, Protti, Signori, Boksic, Crespo, Lopez, Inzaghi, Corradi, Possedeva l’intelligenza tattica tipica dei grandi giocatori: arcinote e proficue le sue ‘diagonali’ difensive, arrivando in soccorso di Nesta o Sinisa. Occorreva aspettarlo insomma perché le doti c’erano. Fu Zoff a dargli sempre fiducia. E con Zeman raramente salto’ una partita. Un terzino moderno, che sapeva difendere e attaccare. Dopo di lui (non ce ne voglia Radu che pure è ottima risorsa) mai la Lazio ha potuto disporre di un laterale delle sue qualità. La Lazio nel cuore, sempre e comunque, in bacheca, Champions a parte, tutto quello che c’era da vincere. Lascio’ la Lazio, una volta estinto il contratto, per provare a vincere a Milano, prima con l’Inter e poi col Milan. Il legame con la Lazio, però, era qualcosa di intimo. E così Beppe, una volta smesso di giocare, ha riaperto la luminosa casa romana, decidendo di tornare a vivere le emozioni della città che gli ha dato fama, notorietà e rispetto della gente Laziale. Per due anni Favalli e’ diventato direttore tecnico del Savio, una delle società calcistiche romane che meglio pianificano le carriere dei giovani calciatori. Il futuro? Chissà, e’ un libro da scrivere. Per adesso meglio non pensarci anche se sarebbe bello e coinvolgente se varcasse nuovamente i cancelli di Formello per una nuova avventura, in giacca e cravatta, nel club del suo cuore. Sarebbe, forse, un premio dovuto per ‘il primatista’, l’uomo dei records.
Buon compleanno, Beppe, Laziale (e capitano) nel cuore di tutti.