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Il compleanno: Pulici, baluardo-Lazio

di Giorgio Bicocchi

Pulici para su RivaOggi, nella domenica in cui la Lazio salirà a Verona, Felice Pulici compirà sessantotto anni. Da Sovico, paese alla periferia di Milano, a Tor di Quinto con furore, verrebbe da dire. Perché Felice si preso tutto all’improvviso, ingaggiato dal Novara, piombato in una metropoli tra mille remore e dubbi dei tifosi biancocelesti. Ma come, torniamo in serie A ed acquistiamo un portiere che giocava nel Novara, debuttante nella massima serie?

Era questo, in sintesi, il ‘refrain’ dell’estate del ’72. Fu invece uno dei colpi più lungimiranti della gestione-Sbardella. Che sfoglio’ la sua proverbiale agenda, sottopose il nome di Felix a Maestrelli, ricevendo il benestare per ingaggiarlo.
Iniziò allora una autentica favola, Pulici assoluta saracinesca. Solo tredici gol subiti nel campionato 1972-73, quello finito in rissa al San Paolo. Lo scudetto, finalmente, l’anno successivo, guidando, dalla linea di porta, una difesa di ferro. Poi la malattia di Maestrelli, alcuni punti di riferimento di quella squadra leggendaria che vennero meno. Vinicio che gli preferì Garella. L’esilio a Monza, in B. Poi quello ad Ascoli, rivivendo con Costantino Rozzi il rapporto confidenziale instaurato, anni prima, con Umberto Lenzini.
Il ritorno alla Lazio, per fare da chioccia al giovane Marigo. Poi il ritiro, la carriera dirigenziale. Scelto da Chinaglia come direttore generale di una società senza soldi, senza futuro capace però di invogliare allo stadio cinquantamila tifosi, sempre e comunque. Si occupò poi di giovani, responsabile del settore, con la consueta passione. Parlate di Lazio, oggi, a Felice: vedrete sempre occhi che luccicano, testimoni di un amore sconfinato. Fu con Cragnotti che Pulici si confermò risorsa fondamentale, non solo come memoria storica della società ma come avvocato, pronto a cimentarsi nei rapporti con la Lega, dirimendo cavilli regolamentari, relativi magari a tesseramenti. Le classiche bucce di banana nella vita di qualsiasi società.
Ragazzo generoso, Felice. Pronto a dare tutto se’ stesso anche nell’esperienza (coinvolgente) con l’Associazione per lo sport dei sordomuti. Con la Lazio nel cuore, amore mai tradito. Campione d’Italia, uomo perbene. Auguri veri, Felice. Fenomeno senza età.