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Il nostro nome. Dal Tevere a Dante Alighieri.

di Giorgio Bicocchi

Piazza della Libertà con la panchinaCosa spinse allora i nove cofondatori, Romani di generazioni, a scegliere il nome “Lazio”?
In premessa va detto che nel 1900, quando nacque la Lazio, l’Italia dal punto di vista politico-geografico ma prima ancora statistico, era concettualmente suddivisa in “compartimenti” di Province “aggregate per la loro coesione topografica oltre che per le assimilabili tradizioni morali e civili proprie delle diverse parti d’Italia”.

Quindi associare il nome Lazio (Società Sportiva) a quello della Regione è clamorosamente errato. Se poi l’associazione “Lazio-Regione” diventa sfottò finalizzato ad evidenziare aspetti “provincialistici”, in una accezione impropria oltre che poco lusinghiera del termine, dell’attività secolare della Lazio, all’errore si aggiunge il paradosso: proprio relativamente a quanto esposto in premessa, ciò denota infatti una palese ignoranza di fondo riguardo quella storia e quel senso di appartenenza “territoriali” che invece vengono sbandierati come patrimonio proprio ed esclusivo e posti alla base di questo (tentativo di) sfottò. Il cane che si morde la coda, insomma.
Il 9 Gennaio del 1900 esisteva, come noto, la Società Ginnastica Roma, “figlia” di Menotti Garibaldi e nata nel 1890. Pensare che sia questo il motivo per cui non si scelse il nome della città è probabilmente semplicistico: “Società Podistica Roma”, “Podismo Roma”, esempi banali, sarebbero stati sufficientemente distintivi rispetto alla “Ginnastica”. “Lazio” fu una scelta e non un ripiego. Una scelta fatta in piena coerenza col carattere aperto, sociale, aggregativo ed universale che i Fondatori vollero dare al loro sogno, travalicando quei confini psicologici che il nome “Roma” avrebbe potuto determinare. Ma nel contempo, su Roma, quel sogno era e doveva essere, fortemente radicato.
Il Latium fu una regione storico-geografica del centro Italia sviluppatasi intorno al quel fiume Tevere che fu il vero e proprio totem dei primi “Laziali”. Il Tevere, il fiume dell’amata Roma, quindi, come primo punto di riferimento. Ma c’è un altro elemento che porta a pensare come il nome Lazio, derivazione dal latino Latium, fu scelta piena e consapevole. Dovremo, per questo, ricorrere a Dante Alighieri ed agli studi delle sue opere.
1939.08.10 Il Littoriale La panchina di Piazza  della Libertà disegno di Vittorio SpositiIl primo fondamento dell’unità di una Nazione, di un Popolo, è la lingua. E questo già prima di qualsiasi aggregazione politica. Dante ne era fermo sostenitore e nel suo “De vulgari eloquentia” analizza e propone questo aspetto con forza. Ed è proprio per indicare questa unità territoriale, ampia ben oltre i confini di Roma, ma che a questa riconosce un ruolo centrale di riferimento, che usa il termine “Latium”. Scrive lo studioso Michele Barbi nell’Enciclopedia Treccani: “ Non solo Italia indica sempre tutta la penisola, e mai la sola parte settentrionale a cui di fatto s’estendeva, o s’era esteso, il regno italico, e l’”Italiae loquela” comprende i dialetti tutti dalle Alpi alla Sicilia, ma si sente anche il desiderio di una Italia già unita di fatto “sotto un sol principe com’era una di lingua e di costumi”. Di più, il fatto che s’adoperi indifferentemente Italia e Latium, italus e latinus o latialis, mostra che Dante non pensava mai all’Italia senza pensare al suo capo Roma”.
Latium e quindi Lazio come sinonimo di una unità di tutta la penisola nel totale e fortissimo riconoscimento della centralità di Roma. Apertura, unione e romanità. Questo il significato recondito di quelle cinque lettere, di quel nome, scelto da quegli eterni ragazzi su quella panchina, che era, non a caso, in Piazza…della Libertà.