Dal 2012 il centro di studio e documentazione ufficialmente riconosciuto dalla S.S. Lazio

Lucarelli, fioretto olimpico

di Giorgio Bicocchi

LucarelliMa esistono foto di Vittorio Lucarelli, uno dei nove campioni olimpici della Polisportiva? L’interrogativo, fino a qualche settimana fa, pareva assomigliare ad una sorta di anatema. Scarne, frastagliate le notizie sul campione della scherma, classe ’28, scomparso a Tivoli cinque anni fa. Una vita al servizio della disciplina che amava di più: non si era sposato, non aveva avuto figli.

Articoli di giornali, certo, all’indomani dello squillo olimpico di Melbourne, lui campione nella prova di fioretto a squadre, ne avevano tratteggiato il profilo. Mancavano, però, i contributi dei reporters, che lo avrebbero voluto fotografare in pedana, mentre saltellava in attesa che il rivale gli si ponesse davanti. Occorreva dunque risalire agli avi, sfogliare gli elenchi del telefono da Vipiteno a Lampedusa, per ricostruire la storia di uno che, coi fatti, ha costruito la leggenda della Polisportiva. Campioni con i colori olimpici addosso: calciatori, pallanuotisti, pallavolisti. E pure schermidori, complici le stoccate regali di Lucarelli.
Sono stati i nipoti di Vittorio, Renato e Federica, sparsi per lo Stivale, a togliere la patina di oblio, concedendo al Centro Studi la gradita possibilità di riavvolgere il nastro sulla vita di uno dei nove campioni olimpici della Lazio. Morto quasi dimenticato da tutti, cinque anni fa, ma presente – eccome – nel palmares complessivo della più grande Polisportiva del mondo. Difendeva i colori della Lazio Scherma – al pari di Renzo Nostini, uno dei demiurghi del concetto di Lazialita’ – Vittorio Lucarelli. E la foto – romantica come solo le foto datate sanno essere, a corredo di questo meritato ricordo – ci regala un ragazzo dalla faccia pulita, capace a ventott’anni, ai Giochi di Melbourne, in cui la Tv di Stato spedì un solo inviato, Nando Martellini, di mettersi il mondo in tasca. Con la casacca della Lazio sotto quella azzurra.