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Massimo Girotti e quella passione verso la Lazio Nuoto

di Giorgio Bicocchi

Girotti Lazio Nuoto-wGuardate la foto a corredo, una bella esclusiva del Centro Studi direbbe, con enfasi, Biscardi, l’Aldo Nazionale nonostante gli ottantaquattro anni portati con baldanza. Raffigura Massimo Girotti, uno dei “belli” del cinema italiano del Dopoguerra, accanto al romantico gonfalone della Lazio Nuoto. La sezione antesignana della Polisportiva. Una fucina di uomini, donne, ragazzi, ragazze. Spesso ammantati di gloria e di vittorie.

Massimo Girotti, nato nel 1918 e scomparso nel 2003, fu giocatore della Lazio Pallanuoto a metà degli anni Trenta quando, adolescente, amava cimentarsi in porta. Lui e poi, diverse stagioni dopo, Nanni Moretti a cui l’esperienza in calottina biancoceleste suggerì la sceneggiatura di “Palombella rossa”, uno dei tanti films di successo dell’attore e regista.
La foto che ritrae Massimo Girotti – uno degli attori preferiti da Antonioni, Visconti, Rossellini, Germi, De Sica, tra gli altri – risale al 1984. Testimonia un convivio (uno dei tanti, in verità) tra ex atleti e dirigenti della Lazio: in un’altra foto, che tra un po’ pubblicheremo, è ritratto accanto a Geminio Ognio, uno dei nove campioni olimpici della Lazio, a Renzo Nostini, il Presidentissimo, e a Ivo Bitetti. Abbiamo preferito, stavolta, pubblicare questa: Girotti, algido e discreto, accanto al vessillo glorioso della Lazio Nuoto. Uno dei suoi amori di gioventù, restato ricordo struggente anche nel resto della vita. Che, a Girotti, non regalò sempre gioie e picchi di successo: rimase, infatti, presto vedovo, con due ragazzi da allevare.
L’ultimo suo gioiello – “La finestra di fronte” per la regia di Ozpetek – uscì nelle sale, affermandosi subito come pellicola di grandissima qualità per gli spunti umani che narrava, quando Girotti se ne era già andato da un mese. Uomo misurato, sobrio, per nulla accecato dal successo (smisurato) degli oltre cento films che, in carriera, rese più belli e affascinanti. Un amico della Lazio, della Lazio Nuoto in particolare. Perché i grandi amori quasi mai evaporano senza lasciare tracce.