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Nostini, dieci anni dalla sua scomparsa: ma Renzo vive!

di Marta Micheli

NOSTINI-“E’ più difficile descriverla che sentirla la Lazialità: è signorilità non di carattere esteriore, è cosa che si sente dentro, della quale ci si sente orgogliosi. E’ un messaggio che tocca i cuori, la mente, la sensibilità e ci innalza verso il cielo, è un messaggio di costume di vita e quindi incide nel comportamento quotidiano di ciascuno di noi. E’ importante dimostrarla in ogni occasione, nei campi di gioco e nella vita.”
Eccole, rigorosamente tra virgolette, le eredità di Renzo Nostini: che oggi ogni Laziale che si rispetti dovrebbe ricordare a dieci anni esatti dalla sua morte. Nostini, nei novantuno anni di una vita leggendaria, ha incarnato i valori più belli della Lazialità: il rispetto degli avversari, la lealtà, il coraggio, ideali sbandierati con baldanza ma senza saccenza. Un uomo che dedicò la sua vita, in modo assolutamente disinteressato, ai nostri colori.
Si, è stato l’Atleta per eccellenza. Colui che ha trionfato nel pentathlon moderno, nel nuoto, nel rugby, ovviamente nella scherma, la disciplina che, più di tutte, ha amato. Sette volte Campione mondiale di sciabola, una sorta di fortino. E una istituzione, per il Coni, lo sport azzurro, la nostra città.
Renzo Nostini è stato la storia della Lazio. Per oltre cinquant’anni Presidente della Lazio Generale, arrivavano il sabato e la domenica e, accompagnato dall’allora Segretario del Sodalizio, Antonio Buccioni, eccolo sbucare poco prima delle partite di pallanuoto, calcio, basket, pallavolo. All’Olimpico si esibiva la Lazio e la sua sagoma asciutta si stagliava lungo viale dei Gladiatori, lo splendido rettilineo che porta dentro allo stadio. Eleganza, stile, equilibrio, mai una parola fuori posto. Un nostro atleta di cui fu sportivamente innamorato? Giorgio Chinaglia, senza dubbio, il trascinatore del primo scudetto. Forse perché gli ricordava la sua voglia di vincere sempre.
E’ stato lo sportivo piu’ eclettico e vincente della storia della Lazio, oltre che uno dei suoi massimi dirigenti. Intelligenza fuori dal comune, diplomazia mista a orgoglio. Una laurea in Ingegneria, da ragazzo, contemporaneamente alla scherma cominciò a praticare anche il nuoto. E, in vasca, da atleta poliedrico, Nostini sbaraglio’ il campo vincendo titoli italiani nella staffetta, giocando anche a pallanuoto, con la calottina biancoceleste. Fu nella scherma, però, specialista della sciabola e del fioretto, che la sua leggenda agonistica si dilato’. Perché Nostini finì coi numeri per contraddistinguere una epoca intera: gareggiò fino alla metà degli anni Cinquanta vincendo ben sette titoli mondiali.
Due partecipazioni alle Olimpiadi di Londra e di Helsinki: le avventure ai Giochi costituirono sempre un suo rammarico postumo. Assaporò soltanto il profumo dell’oro, conquistando quattro medaglie d’argento, due nel fioretto e altrettante nella sciabola a squadre.
Nuoto, pallanuoto, pentathlon, scherma: tutto ciò che toccava trasformava in oro. Come una sorta di Re Mida applicato alle discipline sportive. Una macchina perfetta, un atleta di straordinario spessore: dopo di lui nessun alfiere azzurro ha saputo toccare le vette di tante discipline. Giocò, ovviamente con successo (come sbagliarsi?) pure a rugby. E’ stato presidente della Lazio Nuoto per oltre cinquant’anni, sommando successivamente cariche prestigiose all’interno del CONI (Vice Presidente e Presidente Onorario), e della Federazione Scherma, incarnando, soprattutto all’estero, come ambasciatore dello sport azzurro, i valori della lealtà, dello sport pulito che rispetta le regole.
Non mancava mai, il primo mercoledì del mese, ad un pranzo indetto dal Circolo della Stampa, raccontando, rigorosamente a capotavola, aneddoti di una vita sportiva senza eguali.
Ai Laziali di questa epoca manca enormemente. Dieci anni dalla sua scomparsa: ma Renzo Nostini, per le eredità e l’esempio che ha tramandato, non può che vivere ogni giorno nell’animo di ogni nostro appassionato.