Dal 2012 il centro di studio e documentazione ufficialmente riconosciuto dalla S.S. Lazio

Olimpiadi di Londra, ecco la foto della medaglia d’oro di Aldo Ghira

di Giorgio Bicocchi

Medaglia dOro Olimpiadi 1948 fronte-wMedaglia dOro Olimpiadi 1948 retro-wNon solo un museo sulla storia della Lazio calcio: bisognerebbe predisporne uno esclusivamente per i cimeli della Lazio Nuoto, la sezione più antica (e vincente) della Polisportiva. Guardate le foto (fronte e retro) della medaglia d’oro vinta, assieme ai compagni Ognio e Arena (Laziali anch’esssi), da Aldo Ghira nel torneo di pallanuoto dei Giochi Olimpici di Londra del 1948: proviene dallo sterminato archivio della Lazio Nuoto – recuperato, censito e documentato dal Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento – messo in rete, a beneficio di appassionati e semplici curiosi, qualche mese fa.

Aldo Ghira, triestino di nascita ma romano d’azione, èuno dei nove campioni olimpici che la Lazio, con fierezza, esibisce con baldanza. Classe 1920, morì relativamente giovane (a 71 anni), piegato, forse, dai rovesci della vita per via di un cruento fatto di cronaca e di sangue che, a metà degli anni Settanta, vide protagonista il figlio Andrea. Lui, Ghira, pallanuotista della Lazio e della Nazionale, negli anni Quaranta fu unanimemente riconosciuto come uno degli atleti più completi e più versatili del panorama internazionale. Era in vasca, nel 1945, quando la Lazio aveva meritatamente vinto il suo primo scudetto: verdetto poi revocato da una discutibile decisione della Federazione che, accogliendo un reclamo della Rari Nantes Napoli (circolo, allora, che contava parecchio nelle stanze dei bottoni), tolse ai biancocelesti il loro titolo. Avrebbe dovuto aspettare altri undici anni, la Lazio (era il 1956) per vincere e festeggiare il primo (ed unico sinora) tricolore di pallanuoto.
All’epoca era consuetudine che un grande nuotatore fosse sinonimo pure di un eccellente pallanuotista. Al connubio non sfuggì neppure Ghira: formidabile ranista, immarcabile in vasca, Ghira, assieme ad Arena e Ognio (altri pallanuotisti senza tempo) fu uno dei protagonisti del “Settebello” (il copyright della locuzione fu del radiocronista Niccolò Carosio, prestato, ai Giochi di Londra, dal calcio alla waterpolo) che, nella prima edizione olimpica dopo la guerra, vinse la medaglia più ambita. Che, oggi, in due foto, il Centro Studi offre ai suoi appassionati. Perché la Lazio, per fortuna, ha tracciato storie straordinarie ad ogni latitudine, da 115 anni a questa parte.