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Orsi, compleanno di un Laziale discreto

di Giorgio Bicocchi

Orsi-wChissà se oggi festeggerà il compleanno nella casa dell’Argentario, per gli ultimi scampoli di vacanza, o a Roma, nell’appartamento del comprensorio della Cassia, in cui vivono, peraltro, tanti altri Laziali come lui. Perché, volenti o nolenti, non si può non considerare Fernando Orsi, classe ’59, che oggi taglia il traguardo dei 55 anni, come un bel Laziale.

Uno di quelli discreti, misurati che, però, ogniqualvolta piombano all’Olimpico, non possono fare a meno di sgranare gli occhi come un bambino. La Lazio, per Orsi, è stata tutto o quasi tutto: arrivò a Tor di Quinto nell’estate di trentadue anni fa. Fu una intuizione di Antonio Sbardella (allora direttore sportivo nell’era di Gian Casoni Presidente) a vestirlo di biancoceleste, lui con un passato (sbiadito) di giallorosso della prima ora.
Titolare nella Lazio che riguadagnò la serie A, quella condotta prima da Clagluna e poi dal “Gaucho” Morrone. Quella soprattutto dei gol a raffica di Giordano e della maglia con l’aquila stilizzata sul petto, roba che ancora ti commuovi a tanti anni di distanza quando tocchi quel tessuto. Dopo una parentesi ad Arezzo, rieccolo, per nove stagioni di fila, a Formello. Allenato da Materazzi, Zoff, Zeman, Eriksson. Fedele “secondo” di Roberto Mancini dal 2002 al 2004, guardaspalle di Marchegiani, in campo, e poi scrupoloso allenatore di Luca, Ballotta e Peruzzi.
Anni di Lazio, anni di vita, verrebbe da dire. Contraddistinti da un repentino (ed entusiasmante) cambio di strategie, di idee, di slanci al futuro. Dalla gestione familiare di Tor di Quinto all’opulenza dei campi di Formello, da Casoni e Calleri a Cragnotti. Dagli alberghi pagati a rate allo sbarco in Borsa, con la bombetta in testa, accanto a lui una pletora di fenomeni. Annate di successi, trionfi, Coppe di continuo, snocciolate con disarmante disinvoltura.
Orsi (a lato ritratto in una bella foto del Centro Studi, uscendo dall’Olimpico), in tutta questa evoluzione del mondo-Lazio, c’è sempre stato, salvo poi seguire “Mancio” alla Pinetina, mettendo assieme altri tasselli per la sua carriera. Che, al giorno d’oggi, non è più di allenatore ma di opinionista, televisivo e radiofonico. Con un occhio sempre di riguardo per la squadra, la Lazio, che gli ha regalato fama e successo.
Buon compleanno, Fernando, dal Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento.