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Padre Lisandrini, il saio tricolore
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di Giorgio Bicocchi

Padre LisandriniwtmNon fu la risposta Laziale a Padre Eligio: macchè, il sacerdote amico di Gianni Rivera era amante della celebrità, delle interviste. Quasi fosse un interprete del jet-set e non un servo di Dio. Trentotto anni fa, il 7 maggio dell’85, scomparve Antonio Lisandrini, la risorsa spirituale della Lazio scudettata. Una intuizione di Umberto Lenzini: Lisandrini fu confessore, assistente spirituale, psicologo, se volete, a suo modo, anche motivatore.

Non si fece molti amici la sera del derby di ritorno del ’74 quando venne invitato dalla tv dopo i disordini scatenatisi in Curva Sud. La Lazio vinse il quarto derby consecutivo, Long John segno’ su rigore il gol della vittoria, inveendo sotto la curva rivale. E Lisandrini – che per Giorgio aveva una predilezione – passo’ minuti interi a difendere il suo protetto, raccontando, con la fine oratoria che lo contraddistingueva, il carattere irruento ma genuino del centravanti.
La Lazio vinceva in campo, mettendo in riga gli avversari. Stabilendo record, aiutando Long John a diventare il re del gol. E Padre Lisandrini – che fu accanto alla Lazio fino agli anni Ottanta, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, marchigiano amante della propria terra – ne resse i destini spirituali, cappellano ufficiale di quella banda di campioni, quando si giocava, e di ragazzi scapestrati nella vita di tutti i giorni. Una di quelle figure solo apparentemente di complemento. Legittimo, oggi, riannodare la pellicola della memoria. Dedicandogli un pensiero carico di nostalgia.

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