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Pancaro, la Lazio nel destino

di Giorgio Bicocchi

PancarowtmGli auguri per il quarantatreesimo compleanno arrivano a Giuseppe Pancaro, detto ‘Pippo’, nel golfo di Napoli. E’ lui, infatti – al debutto in panchina da capo-allenatore – il nuovo tecnico della Juve Stabia. Una città che mastica calcio, amante dello sport: qui sono nati e sono diventati campioni i mitici fratelli Abbagnale.

Seguiremo con simpatia il percorso in Lega Pro delle ‘vespe’ perché lui, Pippo Pancaro, classe ’71, alla Lazio, alla sua storia e alla sua gente e’ rimasto profondamente legato. Pur in una stagione complicata come l’ultima, ogni domenica lo si incrociava in Monte Mario, il cuore che batteva per quella che fu la squadra del suo destino.
Figlio di Calabria, cosentino purosangue, prima di sfondare nel grande calcio, si esibì in un pallone decentrato (ad Avezzano) sognando di ritrovarsi, di li’ a poco, in serie A. Cragnotti lo ingaggio’ dal Cagliari nell’estate del ’97, quella che coincise con gli arrivi a Formello del Mancio e di Eriksson. Cercavamo un laterale più potente di Negro, che potesse coprire con profitto pure la fascia sinistra. E Pancaro, a mente fredda, regalo’ sempre sprazzi essenziali di pallone. Non era Djalma Santos, neppure Maldini, tantomeno un emulo di Facchetti. Era però uno di quei giocatori da sufficienza piena in ogni gara: generoso, tignoso, un combattente.
Il suo esordio all’Olimpico fu bagnato pure da un gol: accadde a fine agosto del ’97, contro il Napoli. In mattinata era stata ufficializzata la morte violenta di Lady Diana, sotto una galleria di Parigi: andammo in sessantamila allo stadio un po’ turbati per la fine ingiusta della Principessa che sorrideva spesso ma non era mai felice.
Mancio sblocco’ di testa, Pancaro raddoppio’ su punizione: fu l’inizio di un bellissimo romanzo, protrattosi sei anni, fino al 2003. Pippo Pancaro ci fu nello scudetto, in due Coppe Italia, in due Supercoppe Italiane, nella notte di Birmingham e in quella magica di Montecarlo, Sir Alex Ferguson e lo United in castigo. Ecco perché – restando a vivere a Roma pur dopo le restanti esperienze a Milano, Firenze e Torino – Pippo Pancaro e’ rimasto uno di noi. Un Laziale che mai ha rinnegato, salendo le scale della gloria dalla lontana Calabria, il club che gli regalo’ fama, notorietà e successo.
Buon compleanno ad un ragazzo rimasto umile e… biancoceleste.