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Patrizia Panico, una storia Laziale

di Giorgio Bicocchi

PanicoDal Borussia, squadra della zona est di Roma, fino sul tetto del mondo. Perché Patrizia Panico – che oggi festeggia trentanove anni – ha raggiunto l’apice della notorieta’ a suon di gol, prodezze, record a raffica. Capitano della Nazionale, ex-Campione d’Italia con la Lazio ma pure a Modena, Bardolino, Sassari, dove è tutt’ora tesserata.

Quasi seicento gare disputate in oltre vent’anni di carriera, mettendo a segno cinquecento e passa reti. Provate a cercare sul web una sua emula in giro per il mondo: non la troverete.
In mezzo a record confezionati su e giù per lo Stivale, Sardegna inclusa, un amore sconfinato per la Lazio, raccontato più volte, senza remore, anzi con trasporto continuo. ‘Quando parlo di Lazio sragiono, non sono obiettiva. Sono una super-tifosa’, ha narrato spesso, a chi le chiedeva di una passione emozionante.
Uno scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa in biancoceleste, nelle stagioni – erano i primi anni del Duemila – in cui era quasi una abitudine ritrovarsi il sabato, dopo pranzo, al Flaminio, ammirando quella Lazio fiammeggiante, che maltrattava le avversarie, sempre in vetta alla classifica, puntualmente tricolore. Ovviamente trascinata da Patrizia (a sinistra nella foto che pubblichiamo, felice dopo uno dei tantissimi gol realizzati), dalle sue finte, dai suoi spunti e dai suoi tiri al fulmicotone. Non ci fossero state vicissitudini societarie (disagi frequenti, contraddistinti da deficit economici, nelle tante sezioni della Polisportiva, ahinoi…), mai quel legame con la casacca biancoceleste si sarebbe interrotto.
A margine del pallone c’è anche una ragazza mica banale, prossima a laurearsi in Scienze della Comunicazioni ma soprattutto amante della lingua giapponese, che studia nei ritagli di tempo, con tutte le difficoltà del caso. Oggi, dalla Sardegna, dove vive e dove gioca, Patrizia – il bomber che prese il testimone, nella Lazio e nella Nazionale, di un’altra ‘aquilotta’ a diciotto carati come Carolina Morace – festeggerà il compleanno chiedendo al fato un regalo ulteriore in vista del derby dell’Olimpico. Perché al cuore non si comanda mai e quell’aquila griffata sul cuore e’ un marchio di fabbrica.
Auguri Patrizia, una di noi.