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Peruzzi, compleanno di un Laziale acquisito

di Giorgio Bicocchi

Peruzzi 1Angelo Peruzzi è stato uno dei protagonisti de “Di padre in figlio”, la splendida (e forse irripetibile) manifestazione organizzata lo scorso 12 maggio, l’Olimpico pieno come quella volta – in una partita-esibizione contro il Bologna – in cui la Lazio di Eriksson festeggiò il secondo scudetto. Peruzzi e la Lazio è stata una bella storia: ecco perché “Cinghialone” – per via di quei sette anni a difendere la nostra porta, erede di grandi numeri uno della storia come Sclavi, Gradella, Semtimenti IV, Lovati, Pulici e Marchegiani – è entrato, in punta di piedi, nelle cronache biancocelesti.

Lasciando, bene dirlo, tracce profonde. Fu protagonista in Lazio diverse, oggettivamente diverse l’una dall’altra: in quella cragnottiana, sia pure dallo scudetto in avanti, quella lotitiana che pure, complice le sentenze di Calciopoli, acchiappò pure la Champions. Sette anni, dal 2000 al 2007, parando a volte l’imparabile. Con un piccolo cruccio, a corredo: pochi rigori neutralizzati, nonostante alla Juve (soprattutto) la media fosse diversa.
Impalpabili le sue esperienze a Trigoria e alla Pinetina. Con la Juve vinse tutto, con la Lazio poteva vincere sicuramente di più se Cragnotti avesse avuto il tempo di assestare le sue cose e, quindi, pure la Lazio. Poi il ritorno a Blera, un ruolo in azzurro. La chiamata di Ferrara che lo porta sotto la Lanterna, sponda-Samp. Pochi mesi, rieccolo nella sua Tuscia, la zona d’Italia che più ama, tanto da cimentarsi – lui, ragazzo tradizionalmente di poche parole – pure nella carriera politica, eletto Assessore nel borgo natale.
Quando la Lazio del ’74 l’ha chiamato, lo scorso maggio, ha imboccato la Cassia Bis, ripercorrendo a ritroso gran parte della sua carriera. Mani da gigante, portiere-saracinesca. Una bella persona, Angelo, un ragazzo serio e discreto. Cromosomi da Laziale, pertanto, Laziale acquisito per aver comunque vestito le maglie di squadre importanti, in carriera, come Roma, Juve ed Inter.
Peruzzi 5Oggi Angelo Peruzzi, classe ’70, compie 45 anni: lo immaginiamo a Blera, offrendo un aperitivo agli amici del paese, magari di ritorno da una battuta di caccia, altro hobby prediletto. Non insegue le luci della ribalta, Angelo: guai ad offrigli incarichi da opinionista televisivo (che tanto vanno di moda in questi anni), si riceverebbe un diniego cortese ma fermo.
Chi volesse contattarlo per ridargli un ruolo serio nel calcio sa dove trovarlo. Blera, provincia di Viterbo, Alto Lazio. Lì c’è Peruzzi, uno che la nostra maglia ha difeso senza mai alimentare polemiche fuori luogo. Baluardo del gruppo, esempio per i più giovani.
Auguri, Angelo: dal Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento e da tutti coloro che, allo stadio o dal divano di casa, hai sempre rassicurato con parate-prodigio.