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Renè Van de Kerkhof, il tulipano mai fiorito

di Giorgio Bicocchi

Van de Kerkhof René3-wGuardate la foto che accludiamo: via Col di Lana, con i primi bagliori dell’estate, sembrava più bella. E le maglie a righe orizzontali, tipiche di quel periodo, indossate dai tifosi? Giovanissimi, chissà se qualcuno oggi si ricorderà di quelle ore festose. E Goffredo Lucarelli, alias “Il Tassinaro”, mitico capo-tifoso di quegli anni? Sempre impetuoso, coinvolgente nei suoi slanci. Accanto a lui, con gli occhiali ben calzati sugli occhi, camicia a maniche lunghe e giacca in mano, ecco Renè Van de Kerkhof, il tulipano che alla Lazio mai fiorì. Che, probabilmente, stava salendo le scale dell’allora sede sociale per apporre la sua firma sul contratto.
A quando risale questa bella foto? All’inizio dell’estate del 1980. Quando Umberto Lenzini, in un impeto di rinnovamento, aveva dato le chiavi della squadra a Ilario Castagner, acquistando dal ricco Psv Eindhoven questo olandese, gemello di Willy, factotum del centrocampo, nato ala ma poi, gradualmente, riciclatosi in tutti i ruoli della zona nevralgica del terreno di gioco.
Le frontiere, per i giocatori stranieri, erano state riaperte e la Lazio – pur con discreto tempismo – guardò all’Olanda e a Renè. Che aveva disputato due Mondiali (’74 e ’78) e due Campionati Europei. Giocatore di lungo corso, classe ’51. Sarebbe approdato a Tor di Quinto nell’età della maturazione. La maglia biancoceleste, ufficialmente, Van de Kerkhof mai l’indosso’. Il club, prima prosciolto dal calcio scommesse, venne clamorosamente (ed ingiustamente) retrocesso a tavolino dalla Caf, entrando negli anni più cupi del Sodalizio. Quelli della A successivamente negata per via del rigore fallito da Chiodi (uno che, fino a quel maledetto Lazio-Vicenza, aveva calciato i penalties pure ad occhi chiusi…), dell’era di Clagluna, del triennio in cadetteria sognando la riabilitazione.
Visto che in B gli stranieri non potevano esibirsi, la Lazio e gli avvocati di Renè Van de Kerkhof stracciarono il contratto. L’olandese tornò in patria, ancora al Psv, dove sarebbe rimasto fino all’83. Nessuno può sapere se avrebbe potuto incidere. La sua è una storia di Lazio incompiuta. Ma che, dolenti o nolenti, merita di essere raccontata. Perché Van de Kerkhof abbracciò solo pochi giorni il mondo-Lazio, facendo poi il viaggio a ritroso verso i mulini del Mare del Nord.