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Ruben Sosa, un coro che combatte l’oblio

di Giorgio Bicocchi

Ruben SosawtmPotenza della tecnologia: qualche domenica fa un vecchio amico, presente all’Olimpico, ha composto il numero di casa Sosa, a Montevideo, a pochi minuti di distanza dall’aeroporto. ‘Ruben, senti cosa canta la Curva Nord…’ . E Sosa, dall’altro capo dell’Oceano, in un altro continente, ha così riascoltato, vibrando di emozione, quel vecchio coro che un po’ tutti – era storia di venticinque anni fa – abbiamo canticchiato. ‘E Ruben, Ruben, Ruben, Ruben Sosaaa…’.

Una bella storia quella tra il ‘Principito’ e il mondo-Lazio, durata quattro anni, dal ritorno in serie A nell’88 fino all’avvento di Cragnotti e alla nascita di una Lazio progressivamente stellare. Lui, Ruben, pescato da Regalia e Lovati a Saragozza, in un club delle retrovie del campionato spagnolo, firmo’ l’oggettiva redenzione della Lazio, uomo più carismatico – assieme ad un giovanissimo Di Canio – nel biennio di reggenza-Materazzi, in attesa poi degli arrivi di Doll e Riedle.
E’ giorno di festa oggi a Montevideo per la famiglia Sosa perché Ruben, classe ’66, compie 48 anni. Festeggerà con i cinque figli (uno e’ nato a Roma), la moglie, gli amici del Nacional, il club di Montevideo che gli è nel cuore. A Roma Ruben, artista del pallone, vesti’ centoquaranta volte complessive (tra Campionato e Coppe) la maglia biancoceleste, segnando quaranta gol, con una media, mica poi così scandalosa, di una rete ogni tre gare e mezza.
Fu spesso un ammazza-Roma, autentico spauracchio giallorosso nei derbies. Fu lui, nel gennaio dell’89, a fornire a Di Canio l’assist decisivo per un gol storico in un derby. Quello in cui la Lazio di Materazzi, tornata in A, sconfisse Liedholm. La gara che esalto’ Di Canio, Acerbis, Sosa, ovviamente. Con Monti che inaridì Renato.
Ruben Sosa, a Tor di Quinto (la Lazio non si era ancora trasferita a Formello), fu amato non solo per la classe innata
ma anche per una spiccata e contagiosa simpatia. Tanto che pure Zoff – in una recente intervista – lo ha ricordato con struggente nostalgia proprio per la sua capacita’ di fare gruppo.
Se ne andò dalla Lazio per soldi, Ruben. Pochi mesi prima della scadenza del contratto scelse Moratti e l’Inter, nonostante un tentativo in extremis di Cragnotti, insediatosi da pochi mesi. Girovago’ poi per l’Europa, per il mondo, segnando pure a Shangai, nella Lega cinese. Ha investito in appartamenti, a Montevideo e sulla costa, a Punta de l’Este, dove agli uruguaiani il mondo sembra più bello. In patria e’ un sorta di Totem, se non altro per le due Coppe America messe in bacheca.
E’ stato un bravo giocatore della Lazio per quattro anni, restituendoci – dopo gli spareggi di Napoli – la liceità di sognare. Ecco perché oggi e’ giusto augurare a Ruben Sosa, un amico biancoceleste nei cuori di tutti, buon compleanno.