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Salvatore Gionta: ‘Vi racconto la Lazialita”

di Giorgio Bicocchi

GiontaSalvatore Gionta: classe 1930, lo scorso 22 dicembre ha compiuto 83 anni. Nato a Formia, davanti al mare, non poteva che eccellere in discipline acquatiche. Ha vinto la medaglia d’oro nel torneo di pallanuoto ai Giochi Olimpici di Roma.

Quattro anni prima, nell’estate del ’56, guidando la Lazio, ha contribuito alla vittoria del primo (ed unico) scudetto biancoceleste nella waterpolo. Oggi la Lazio compie 114 anni di vita: quasi banale farsi raccontare da lui, uno dei nove Campioni Olimpici della Polisportiva, il senso e il valore della Lazialita’.
Buon compleanno Lazio: perché…Ci aggiunga una riflessione…
Perché la Lazio e’ qualcosa che resterà sempre, un ideale che progredirà anche quando noi non ci saremo più. Auguri a tutti noi: dobbiamo cominciare a pensare al centocinquantenario della fondazione…
Ha tre aggettivi per affrescare la Lazialita?
Amore, passione, voglia di lottare
Chiuda per un attimo gli occhi: come vorrebbe che fosse la Polisportiva tra qualche anno, magari proprio nel centocinquantenario?
Vorrei che avesse un proprio Centro Sportivo. Gran parte delle sezioni riunite, impianti aperti dalla mattina alla sera. Agonismo, crescita tecnica ma anche voglia di stare assieme
Quello che accadeva negli anni Sessanta, no?
Esatto. Noi del nuoto e della pallanuoto ci allenavano all’interno della piscina dello Stadio Torino (quello che poi sarebbe diventato il Flaminio, ndr). Eravamo, assieme ai calciatori, i grandi protagonisti della Polisportiva. Arrivavamo in piscina alle quattro del pomeriggio e uscivamo alle undici di sera. Capitava che veniva a trovarci ‘Bubi’ Farinelli del Rugby Roma. Oppure cestisti come Giancarlo Primo, Margheritini, tutti e due tesserati all’epoca per la Lazio Basket. O Cerioni, che inizio’ nella Ginnastica Roma. Erano gli anni in cui anche la sede della Lazio Calcio, a via Frattina, riuniva tutti: atleti, dirigenti, tifosi. Tutto bellissimo, coinvolgente, appassionante
Vuol dire che la Lazio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, condensava lo sport cittadino?
Di più, costituiva una eccellenza. E grandi interpreti di rugby o basket – anche se non erano nostri tesserati – venivano ad ammirarci, pure solo in allenamento. Erano giorni spensierati. Essere della Lazio, difendere i colori biancocelesti, era considerato un vanto
Come vi omaggio’ la Lazio dopo la conquista dello scudetto della pallanuoto?
Mica era come nel calcio, i famosi premi-partita non esistevano. Costantino Tessarolo, il presidente della Lazio calcio dell’epoca, organizzo’ una festa al termine della quale ci dono’ una medaglia commemorativa. Fu una bellissima cena (a proposito della quale il Centro Studi, nei mesi addietro, pubblico’ il menù celebrativo dello scudetto del ’56, ndr)
Erano stagioni ruggenti. Nuoto e pallanuoto sempre in copertina. Il mito di Coppi, tesserato per noi nel ’45. Il baseball che aveva vinto due scudetti…
Aggiungeteci che anche il calcio andava benissimo. All’inizio degli anni Cinquanta spesso si classifico’ a ridosso delle grandi del Nord. Nel ’58 avrebbe vinto la Coppa Italia, il primo trofeo della societa’
Vinceste il titolo d’estate, giocando all’aperto, all’interno della piscina dello Stadio Torino. Il compianto Franco Baccini, un giorno, ci racconto’ che la gente partiva dai luoghi di villeggiatura per venirvi ad incitare, in quella fantastica cavalcata verso il tricolore…
Era una Roma bellissima, quella, una città a misura d’uomo. Come a misura d’uomo sarebbero state le Olimpiadi del ’60. Le partite della pallanuoto iniziavano alle nove di sera. Prima il programma prevedeva altre gare di nuoto. Chi era in vacanza, sul litorale, arrivava con le prime Topolino. Chi era in città piombava allo Stadio Torino a bordo delle Vespe. Ricordo partite in cui le tribune erano affollate da sei-settemila spettatori. Eravamo seguiti anche da attori ed attrici come Massimo Girotti (che fu anche giovane portiere della Lazio pallanuoto, alla fine degli anni Trenta, ndr), Antonella Lualdi, Franco Interlenghi. La Lazio rappresentava il meglio, complici le tante sezioni agonistiche in cui eccelleva
114 anni di vita di un sogno sportivo. E di un modo di essere e di intendere la vita. Sveli due nomi che, a suo giudizio, hanno incarnato, più di altri, l’essenza della Lazialita’
Non ho dubbi, Nostini e Piola. Nostini era un idealista, un po’ come i nostri nove pionieri che, a piazza della Libertà, il nove gennaio del ‘900, fondarono la Lazio. Amava programmare e raggiungere i risultati. Per lui la Lazio aveva i colori biancocelesti e non biancazzurri, tanto per cominciare. Gli ricordavano la bandiera della Grecia, in coerenza con gli auspici dei fondatori. Piola era la tenacia, la forza di non arrendersi mai. Pure in anni in cui fare calcio era oggettivamente difficile
Arrivo’ alla Lazio nel ’46, a sedici anni: fu facile innamorarsi dei nostri colori?
Quando mi diedero l’accappatoio con l’aquila griffata sul petto fu un momento emozionante. La Lazio Nuoto era, allora, il punto di riferimento dell’intero movimento natatorio romano. C’era la Romana Nuoto, la Libertas Roma, vero, ma, rispetto a noi, erano piccole – seppur storiche – entita’. Noi cominciavamo ad allineare campioni nel nuoto, nei tuffi, nella pallanuoto, vincendo titoli, gare, medaglie
Eppure, proprio nella disciplina che le regalo’ fama e notorietà, conquistammo solo uno scudetto, nel ’56, dopo la misteriosa revoca del titolo vinto nel ’45…
Noi costruivamo pallanuotisti, nuotatori, tuffatori. A volte dovevi aspettare anni prima che emergessero definitivamente. C’era programmazione, fatica, sacrificio. Capitava invece che le squadre liguri della pallanuoto – il Camogli di quegli anni, in particolar modo – fosse retto da grandi imprenditori. Che offrivano lauti ingaggi ai giocatori più forti, puntando solo sul risultato immediato
In carriera vinse uno scudetto con la Lazio e un titolo Olimpico: stesse sensazioni?
Il trionfo con la squadra nazionale alle Olimpiadi di Roma fu il coronamento di una carriera. Mi rese orgoglioso perché avevo lottato per il mio Paese. Lo scudetto del ’56 gratifico’ invece la mia anima biancoceleste. Lo vinsi da tifoso, mettendoci forse qualcosa in più
Abbiamo cinquantasette sezioni e non c’è stagione in cui molte di loro non sappiano talvolta dove allenarsi o, peggio ancora, in quale campo giocare le proprie partite di campionato. Lei è stato dirigente sportivo del Coni: abbiamo sbagliato in qualcosa?
Nei rapporti con gli amministratori locali, senz’altro. I politicanti, spesso, parlano e non mantengono le promesse. Ha poco senso promuovere incontri, sedersi ad un tavolo, ipotizzare soluzioni e poi non ottimizzare i discorsi e le eventuali proposte
Quanto hanno danneggiato la Polisportiva gli enti di promozione sportiva?
Tantissimo. Noi facciamo agonismo, gli enti di promozione, diretta emanazione della politica, producono lo sport per tutti. La differenza e’ marcata. Ma la Lazio, a Roma, e’ la Lazio. Ha cresciuto campioni in embrione in tantissime discipline. Ha applaudito fenomeni autentici. Dovrebbe avere un canale privilegiato nella ricerca dei campi di allenamento e di gara. Sbaglio o quest’anno abbiamo tantissime squadre che disputano campionati di serie A?
Non sbaglia, e’ quasi un record. Antonio Buccioni e’ un amico, oltre che essere dirigente appassionato e lungimirante, e capirà. La domanda, ovviamente, e’ per gioco.Facciamo così: se fosse per un mese Presidente della Lazio Generale che scelte adotterebbe?
Opterei per una gestione manageriale, cercando investitori che possano supportare la vita, le speranze, i sogni delle nostre sezioni. Servono sponsors pesanti. E io credo che, dragando bene i mercati, ci siano e possano avvicinarsi al mondo-Lazio
Auspica, per il futuro, un maggiore coinvolgimento della Lazio Calcio nei destini della Polisportiva?
Certamente. Un po’ come accade a Madrid e a Barcellona. Torniamo però all’importanza di avere un Centro Sportivo collegiale. Vai a Barcellona e nello stesso quadrante, a pochi metri l’uno dall’altro, trovi la palestra della pallamano, il palazzetto del basket. Così si fidelizza
Perché è bello essere laziali?
Perché’ siamo unici, sventoliamo colori magici e, nel corso della nostra vita, abbiamo sempre lottato, senza che mai nessuno ci regalasse qualcosa
Auguri Lazio, il 9 gennaio e’ sempre giorno di brividi veri…
Brividi di passione e di coinvolgimento: che vita sarebbe senza il bianco e il celeste?