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Tinaburri: ‘Ecco come nel ’74 vincemmo lo scudetto dell’Under 23′ (seconda puntata)

di Giorgio Bicocchi

Tinaburri a Viareggio-wPer molti di quei ragazzi la vittoria dello scudetto Under 23 fu una sorta di risarcimento postumo del destino: quattro mesi prima, infatti, la Lazio Primavera di Carosi aveva malamente perduto (in dieci già dal primo tempo) la finale della Coppa Carnevale di Viareggio, sconfitta in finale, nei supplementari, al centodiciottesimo minuto, dalla Fiorentina di Desolati (alla fine di quella gara Lenzini polemizzo’ a lungo con l’omologo viola Ugolini, reo di aver consentito di giocare la finale a molti ragazzi che, come Desolati, appunto, già registravano molte presenze in serie A).

E quella Lazio, a tutti i livelli, aveva una memoria da elefante. ‘Vero – rivela Giuliano Tinaburri, qui ritratto in una foto, con la maglia biancoceleste addosso, scattata proprio prima di una gara del Torneo di Viareggio del ’74 – ‘quella sconfitta non l’avevamo proprio digerita. E anche i ‘grandi’ , penso a Luciano, Gigi o Giancarlo, ce lo avevano ricordato prima dell’inizio della finalissima di Terni. D’altronde per molti di noi le gare di quel torneo assomigliavano a test per le memorabili partitelle che, il giovedì pomeriggio, andavano in scena a Tor di Quinto. Quelle in cui ci si picchiava dalle due e mezzo fino a quasi alle sei. Autentiche maratone in cui Long John mai voleva perdere. Figuratevi se potevamo temere il Frosinone, il Latina, l’Olbia, la Casertana o il Sorrento (con tutto il rispetto), alcune delle squadre che incrociammo nel girone eliminatorio del campionato Under 23. Si, ci furono pure due derbies, uno, all’andata, deciso da un colpo di testa di Franzoni (in porta per la Roma c’era Quintini) e un altro, quello di ritorno, pareggiato (ma noi eravamo già qualificati per i quarti di finale)’.
Ma perché, Giuliano, mai Felice, Pino o Long John presero parte anche ad una sola delle partite di quel torneo?
‘Perche’ per loro erano sacre le partite della domenica. A quelle mai avrebbero voluto mancare. E Maestrelli concedeva a Bob l’impiego di qualche titolare della prima squadra solo se la domenica precedente non aveva giocato o se era squalificato per la domenica successiva. Oppure se era reduce da un infortunio e doveva recuperare in fretta la forma ottimale’ . Come era l’ambiente che trovavate su questi campi? ‘Abbastanza caldo, d’altronde arrivava la Lazio. La sensazione – vedendo giocare quella squadra nel campionato Under 23 – era che scendesse in campo già in vantaggio. Quando giocavano assieme Luciano e Gigi, ad esempio, i giocatori rivali non sapevano come arginarli. Nanni, poi, era il metronomo di quella squadra: dettava i tempi di gioco, la palla non gliela toglievi. E Franzoni, avanti, era un furetto, spaziando lungo l’intero arco d’attacco offensivo’.
Cosa vi diceva Chinaglia, il giorno dopo a Tor di Quinto, reduci dai vostri impegni in quel campionato? ‘Giorgio ci seguiva, eccome. Spesso ci punzecchiava. Con frasi del tipo: ‘avete uno squadrone e invece avete vinto per il rotto della cuffia…’. Gli piaceva provocarci un po’ ma era in linea col personaggio. Un inguaribile perfezionista. Uno che avrebbe voluto sempre vincere quattro a zero, contro chiunque’.
Inutile chiedere a Giuliano Tinaburri se la ‘bella’ di Terni contro la Fiorentina sia stata una partita o, invece, un memorabile tiro a segno. Lui, d’altronde, aveva acquisito la baldanza degli eroi del ’74, troppo più forti e meno allineati degli altri. ‘Non ci fu storia, segno’ Martini e poi controllammo le sfuriate della Fiorentina. Nella ripresa loro si scoprirono e così segnammo altri tre gol. Un trionfo, meritato’.
Ma, in quella simbiosi tra ‘prima squadra’, ‘squadra dell’Under 23′ e ‘Primavera’ ci sono episodi, fuori del campo di gioco o di allenamento, che ricordi? ‘Moltissimi, molti di noi erano legatissimi. Ricordo, ad esempio, che Sergio Borgo aveva preso una sbandata per la commessa di un negozio di Via Ottaviano, accanto all’esercizio dove lavorava quella che poi sarebbe diventata mia moglie. Quando sapeva che io andavo a prenderla si accodava sempre, con il sogno di incontrare pure quella ragazza che gli aveva fatto perdere la testa’.
Quaranta anni fa e sembra ieri. La Lazio Campione d’Italia, la formazione dell’Under 23 anch’essa col tricolore sul petto. La Primavera splendida (e sfortunata) protagonista in quel mondiale che è – da sempre – il torneo di Viareggio. Furono giorni di autentica epopea biancoceleste, senza se e senza ma, a tutti i livelli e gradi calcistici. E di quei ragazzi, Giuliano, anche tra coloro che, purtroppo, non ci sono più, a chi ti senti, ancora oggi, legato? Non esita, Giuliano Tinaburri, neppure per un istante. ‘A Gigi Polentes: sono stato malissimo quando ho saputo che se ne era andato. Un grandissimo personaggio, di una simpatia contagiosa. Un vero leader dello spogliatoio, a livello comunicativo. A volte mi fermo a pensare a tutti quei ragazzi – compagni di quelle annate magiche – che oggi non ci sono più. E mi sento, come tutti, più triste e più vulnerabile’.