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Vito D’Amato: “Così segnai alla grande Inter di Herrera” – seconda puntata

di Giorgio Bicocchi

Vito D'Amato per 10 maggioForse, nella sciagurata Lazio degli Anni Sessanta – quella del costante deficit di bilancio e, soprattutto, della caduta, per la prima volta nella storia, in serie B – è capitato per sbaglio, Vito. Che, per il bagaglio di classe, arguzia, tenacia avrebbe meritato palcoscenici (e compagni di squadra…) forse più forti. Ecco, immaginate se un talento come lui avesse potuto dialogare in campo, dai fine Anni Sessanta in poi, con Giorgio Chinaglia, ad esempio. Avremmo vissuto, forse, altre stagioni folgoranti. Non dovendo aspettare il 1972-73.
Eppure – quando ripensa a quella prodezza materializzata contro Batman Sarti – Vito D’Amato ha pure un moto di stizza. Ecco il motivo. “La Lazio, nel corso della sua storia calcistica, ha realizzato gol bellissimi. E l’Olimpico, dal ’54 – quando venne inaugurato – ad oggi ha ammirato prodezza mica da poco. Eppure il mio gol all’Inter di quella domenica lo ricordano quelli che erano allo stadio. O coloro che, con me, erano in campo. Ho visionato il filmato presente negli archivi della Tv di Stato. Bene, le immagini partono da quando, sulla trequarti, ho ormai passato anche Picchi, trovandomi di fronte solo a Sarti. Non c’è menzione – tantomeno la ripresa e il conseguente filmato – dell’inizio dell’azione. Di quando cioè ricevo palla dal fallo laterale, mi giro, dribblo e filo verso la porta dell’Inter. Un vero peccato…”.
Vito, ma Herrera – irascibile e nervoso come lo dipingono – cosa ti disse alla fine di quella gara? “Nulla di particolare, era un tipo strano, aveva qualche difetto (io lo ebbi come tecnico quando poi, per una stagione, giocai con la Roma) ma in campo era raro che gli sentivi dire parole poco carine nei confronti degli avversari”.
Una prima linea spaziale di quell’Inter fantastica, c’era l’imbarazzo della scelta: tu, a ventidue anni – quanti ne avevi allora – a chi ti ispiravi? “A Sandro Mazzola, non ho dubbi. Quando partiva non lo prendevi più. E poi il suo stile, la sua eleganza. Un grandissimo giocatore”.
Legittimo, a questo punto, scorrere i nomi degli altri dieci giocatori biancocelesti che compirono, domenica 18 dicembre 1966, assieme a Vito D’Amato, un piccolo prodigio calcistico, sconfiggendo l’impareggiabile Inter di quegli anni: Cei Dotti Adorni Carosi Pagni Anzuini Burlando Morrone Bartu’ Bagatti.
E, stasera, Vito, in un Olimpico vestito nuovamente a festa, contro l’amico Mancio, come finisce? “E’ l’inizio del ciclo decisivo. La Lazio sa che non può tradire sul rettilineo finale”.